Bryonia Il Laboratorio delle Fate

Le Fate nel mondo - FRANCIA


Già nell’antichità le Fate sono state in Francia il motivo ispiratore di innumerevoli ballate, racconti e canzoni di trovatori e poeti che illustrarono e cantarono bellezza, incantesimi, gesta e avventure di questi esseri affascinanti nelle veglie, nei ricevimenti e nelle feste di nobili e popolani, girovagando di castello in castello.


Nel medioevo, la leggenda bretone delle Fate di Loc-il-Du incantava gli spiriti sensibili delle dame e degli innamorati, e questi personaggi fantastici esercitavano un’influenza occulta, ma reale, in ogni luogo. In Bretagna i ricordi e le usanze in proposito risultano singolarmente numerosi ed evidenziano il particolare rispetto degli abitanti della regione nei loro confronti. Collin de Plancy riporta la tradizione, peraltro capillarmente diffusa, in base alla quale alla nascita dei loro figli, i bretoni si preoccupavano immediatamente di apparecchiare in una stanza attigua a quella del parto una tavola abbondante e ricca di vivande per tre persone, al fine di rendersi favorevoli le fate dette le tre madri, e ringraziarle adeguatamente della loro visita propiziatoria e soprattutto per i doni particolari che avrebbero lasciato al neonato.


Sempre in Bretagna, come scrive Savi Lopez, le Fate hanno i loro corrispondenti spiriti maschi detti Fayou. Nella stessa regione si tramanda inoltre il ricordo di particolari Fate, poste a tutela di menhir e altri monumenti druidici, le quali conoscevano il destino degli uomini e degli eventi, comandavano gli elementi ed erano in grado di spostarsi in un attimo da un capo all’altro del mondo. Ogni anno, all’inizio della primavera, celebravano una solenne festa notturna alla luce della luna piena, durante la quale consumavano un magico pranzo, per poi disperdersi alle prime luci dell’alba. È possibile forse individuare in questo rito equinoziale una delle misteriose e segrete feste delle Fate, in seguito velenosamente demonizzate e volgarmente sovrapposte al sabba delle streghe?...


Secondo le fonti originali, queste fate erano ordinatamente vestite di bianco, esattamente come le sacerdotesse dei culti druidici. I paesani di questa regione (scrive il Maury) non hanno affatto dimenticato l’origine druidica delle Fate. Essi assicurano che si tratta di alte principesse galliche che hanno rifiutato di abbracciare il cristianesimo...


Oltre queste tradizioni, dalle quali affiora il ricordo di antichi riti iniziatici e religiosi, si affermano numerose altre credenze, frutto di una esaltazione entusiasta o generate da un terrore esasperato, non di rado di natura superstiziosa. Fiorirono tuttavia leggende e racconti di una bellezza straordinaria. Questi esseri, chiamati anche "Korrigans" (si afferma) non erano fatti né di carne, né di ossa, né di muscoli. Pertanto ciascuno di esse poteva diventare terribile come un’armata intera, oppure ridursi a dimensioni talmente ridotte da potersi posare su una spiga di segale senza curvarne il gambo. Mille testimonianze ci raccontano come i contadini potessero spesso sorprenderli nascosti a riposare sotto un ciuffo d’erba...


E non v’era pastore, né mezzadro che le temesse, quando la notte calava, quando le nubi si abbassavano e la bruma offuscava a poco a poco ogni cosa, ed esse si riunivano formando ronde fantastiche. Ognuno sapeva che l’influenza di questi buoni gèni era per i villaggi benigna e benefica. Al tramonto, il loro fievole canto si levava lontano, per ritmare le danze delle giovinette. Esse leggevano nel gran libro aperto dei prati e dei boschi...



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